RAPPORTO ALLENATORE - ATLETA

Prefazione.
Questo pezzo sarà il primo di molti articoli che faranno parte del progetto Sport Your Brain, una piattaforma che tratterà tematiche inerenti psicologia e pedagogia dello sport. Il progetto coinvolgerà me e Maria Cristina Fuoco, psicologa dello sport e powerlifter agonista.

Ogni tanto mi piace scrivere anche di ciò che concerne il lato umano e psicopedagogico del rapporto tra Trainer e atleta. Questo è il binomio che preferisco utilizzare, anche di più di allenatore e allievo, che mette comunque in un piano più alto l’allenatore, etimologicamente parlando.

Un binomio che evito invece è “Personal Trainer e cliente”, in quanto va ad enfatizzare solo il mero lato economico del rapporto.
A mio avviso credo ci sia molto di più in questa relazione bi-direzionale; per chi è interessato a questo rapporto, oltre che ai soldi, lo invito a leggere un mio vecchio articolo ( https://www.oukside.com/blog/lavoro/allenatore-o-educatore ).

Ritornando a noi, quello che possiamo definire come l’aspetto umano, mi preme molto in quanto lo trovo fondamentale per dissociare la visione stereotipata del Trainer come un semplice emettitore di schede e del cliente rappresentato solo come una banconota o un bonifico.

Nell’articolo vorrei offrirvi una personalissima visione (che sono certo a molti risulterà un qualcosa di superfluo, banale o fuori luogo) di quella che per me è la strada parallela alla programmazione dell’allenamento o dell’alimentazione.

Questa possiamo definirla come una programmazione degli aspetti psicopedagogici, anche se, quando si parla di persone, la programmazione ha sempre i suoi limiti dato che gli aspetti soggettivi sono tanti e imprescindibili. Perciò forse il termine più adatto sono “linee guida”.

Quella che vi proporrò qui di seguito è il personalissimo “cammino” che utilizzo io, non è stato preso da nessun libro, non ha bibliografia, è frutto solo dei miei studi e della mia esperienza in campo sportivo e pedagogico.

Questo percorso lo divido in tre fasi.

- Comprensione
Il rapporto dovrebbe iniziare sempre da una prima fase di analisi, che oltre a far capire lo stato fisico e alimentare nella persona, porta ad una comprensione della sua situazione emotiva e di tutto ciò che la circonda.

La sottile linea che collega l’allenatore con il cliente mette le basi nel primo contatto, che questo sia dal vivo o a distanza, entrambi si fanno un’idea di chi si ha di fronte e l’impronta lasciata marchierà il rapporto per parte o tutta la durata del rapporto.

Per questo è necessario farsi da subito un’idea di chi si ha di fronte e, a mio avviso, cercare da subito l’informalità. Solo in tale maniera la persona si sentirà libera di esprimersi e di riflesso permetterà a voi di comprenderla meglio.

Chi si rivolge ad un Personal Trainer ha quasi sempre l’esigenza di cambiare. Questo a volte non solo nell’aspetto esteriore ma anche interiore, caratterialmente o come approccio alla vita.
Chi si rivolge ad un PT, molto spesso, ha fallito altrove, da solo o con altri professionisti, e si ritrova perciò con voi che sarete l’ultima spiaggia prima della totale perdita di forza di volontà.

Attenzione, comprensione non significa immedesimarsi nei problemi altrui, ma significa avere piena coscienza della situazione nella sua totalità, aver colto tutte le sfaccettature della sua “storia di vita” e aver compreso come tutti i pezzi del puzzle non tornano; del perché se ne occuperanno altri professionisti…

L’allenatore, come lo psicologo, il medico o il pedagogista, non si deve portare il lavoro a casa; ciò non significa letteralmente di non lavorare a casa ma evitare di sobbarcarsi i problemi dei clienti.
Tale aspetto sembrerà cinico ma è fondamentale per evitare, sul lungo periodo, un distaccamento emotivo dalla propria professione, per gli anglofoni “burnout”.

- Scelta di una strategia
La strategia, in questo contesto, è più una linea da seguire durante tutto il percorso. Continui cambiamenti di approccio verso l’atleta rischieranno di destabilizzare la relazione ledendola, la vostra figura risulterà così insicura e poco affidabile.

Esempio pratico: Se avete davanti una persona insicura e negativa e decidete di utilizzare un approccio in cui la si va a spronare sempre in maniera positiva, alternare queste fasi a momenti in cui sarete troppo rigidi e autoritari, evidenziando così solo i suoi lati negativi sposterà l’ago della bilancia verso la negatività.

Ciò non significa non poter percorrere altre strade se vedete che un determinato modus operandi non dà risultati, ma tenere una continuità di approccio nel tempo.

Questa linea dovrà essere, in secondo luogo, flessibile. Flessibile nel senso che il vostro rapportarsi dovrà essere adattabile alla situazione e alle sue risposte.
Esattamente come nell’allenamento o nell’alimentazione la base di un piano deve sussistere la flessibilità, allo stesso modo ci sarà negli aspetti umani.

Perché se mentre stilate un allenamento prevedete che lo scarico dovrà essere svolto dopo 6 settimane ma, per mille motivi, la persona ne sentirà l’esigenza alla quarta, sarà corretto inserire uno scarico alla quarta. Stesso discorso quando si guarda alla persona, ci sono infinite variabili esogene ed endogene che possono modificare i feedback ricevuti.

- Accompagnare
Una volta che si avrà un quadro generale e si sarà scelto come comportarsi, non si può fare altro che accompagnare il cliente nel suo percorso. Perché accompagnare? Perché l’allenatore è una guida che non si deve imporre, non deve sovrastare il cliente, ma deve mettersi al suo stesso livello (mettendo da parte ogni tipo di supponenza o saccenza) per guidarlo nel raggiungimento del miglior risultato possibile senza mai anteporre il risultato alla persona.

Quando non comprenderà glielo spigherete in maniera più semplicistica, quando dubiterà dategli sicurezza e quando ci saranno risultati positivi condivideteli con lui, non prendetevi tutto il merito.

Spero che l’articolo, che sia apprezzato o meno, possa dare qualche spunto di riflessione; soprattutto in un periodo in cui il lavoro del Personal Trainer sta mutando e si sta spostando sempre di più sull'online rischiando così di perdere la componente umana della relazione.

 

LUCA USAI
Author: LUCA USAI